Antigone è un personaggio della mitologia greca, figlia di Edipo e della madre di questi, Giocasta. Antigone era sorella di Ismene, Eteocle e di Polinice.
La storia di Antigone inizia laddove termina la tragedia di Sofocle ''Edipo re'', ovvero quando Edipo affida le figlie allo zio Creonte e va in esilio. Quando Edipo, si rese conto del misfatto che aveva compiuto e cioè di avere ucciso il padre e avere sposato la madre, Giocasta, si accecò e, scacciato da Tebe, peregrinò per tutta l'Attica. Quando giunse presso il bosco sacro alle Eumenidi, nel quale era vietato l'ingresso ai profani, egli decise di entrarvi e perciò le Eumenidi fecero strazio del corpo di Edipo. Antigone a questo punto decide di ritornare a Tebe, qui era appena iniziata la guerra dei Sette contro la città causata da discordie fra i suoi fratelli che vicendevolmente si erano uccisi. Quando vi giunse Creonte, il nuovo re di Tebe, fratello di Giocasta, emana un bando che proibisce la sepoltura di Polinice, uno dei due fratelli di Antigone, lasciando il suo corpo giacente in pasto ai cani. Antigone, disobbedendo agli ordini di Creonte, seppellì degnamente suo fratello Polinice - traditore della patria. Il re diede così ordine di murarla viva.
Tiresia, l'indovino cieco, individuò la prigione-tomba di Antigone che fu aperta dopo qualche giorno, ma la fanciulla al suo interno era già morta. Alla vista del corpo, il promesso sposo di Antigone, Emone, figlio di Creonte, si tolse la vita. In seguito però anche la madre di Emone decide di suicidarsi provocando così anche la morte volontaria di Creonte.
Antigone è anche il personaggio principale della tragedia ''Antigone'' di Sofocle.
Dialogo fra Antigone e Ismene - Tratto da Sofocle, Antigone - Ed. Universale Rizzoli - Trad. di Franco Ferrari Milano 1982
Antigone: Sorella, consanguinea, Ismene carissima, conosci sventura, fra quante hanno origine da Edipo, che a noi due sopravvissute Zeus risparmierà ? No, non c’è dolore o rovina, non c’è vergogna o disonore che io non abbia riconosciuto nei miei, nei tuoi mali. E ora cos’è mai questo editto, che il generale a quanto dicono, ha proclamato or ora per tutta la città ? Ne sei al corrente ? Hai udito qualcosa? O ignori le insidie che i nostri nemici tramano contro chi ci è caro?
Ismene: Nessuna notizia mi è giunta, Antigone, dei nostri cari, né lieta né triste, da quando noi due abbiamo perduto i nostri due fratelli, caduti nello stesso giorno l’ uno per mano dell’ altro. Nient’altro so, che mi rallegri o mi rattristi, dopo che l’arma argiva, nel corso di questa notte è fuggita.
Antigone: Lo prevedevo; e perciò ti ho fatto chiamare fuori dal palazzo, perché tu sola mi udissi.
Ismene: Di che si tratta? Un pensiero, evidentemente, ti turba.
Antigone: Sì, è così. Dei due nostri fratelli, Creonte ha forse deciso di concedere all’ uno onorata sepoltura e di lasciare l’altro indegnamente insepolto? Etocle, dicono, ritenendo giusto trattarlo secondo nome rituali, lo ha fato seppellire, perché avesse onore fra i morti sotterranei; ma il cadavere del misero Polinice ha ordinato, si dice, che nessun cittadino lo seppelisca e lo pianga, bensì che sia lasciato illacrimato, insepolto, tesoro agognato, per soddisfare la fame degli uccelli all’erta nel cielo. Tale dicono è l’editto che il buon Creonte ha proclamato per te e per me-per me dico! E sta per venire egli stesso ad annunciare apertamente il suo divieto a chi ancora lo ignora. Non prende la cosa alla leggera: a danno dei trasgressori è prevista la morte per pubblica lapidazione. Questi sono i fatti: e ora mostrerai se sei nata nobile o nonsei altro che la figlia degenere dei nobili genitori.
Ismene: Ma se le cose stanno così, mia povera sorella, che vantaggio ne avrei ad agire o non agire?
Antigone: Ti vuoi impegnare? Intendi aiutarmi? Decidi.
Ismene: Vuoi seppellirlo, infrangendo il pubblico divieto?
Antigone: Sì, anche tu ti rifiuti, seppellirò mio fratello….e tuo: nessuno dirà che l’ho tradito.
Ismene: Come, temeraria, se Creonte lo vieta?
Antigone: Non ha il diritto di separarmi dai miei.
Ismene: Ahimé! Pensa sorella, a nostro padre: perì nell’ infamia, quando la scoperta delle proprie colpe lo spinse a trafiggersi le pupille con le sue stesse mani. Pensa a sua madre, e sposa, due nomi in uno: si tolse la vita con un cappio. E pensa ai due nostri sciagurati fratelli, che nello stesso giorno la stessa morte l’un l’altro si diedero. E ora noi, che siamo rimaste sole, considera la fine miserabile che faremo se, violando la legge, trasgrediremo, l’autorità e di decreti dei capi. No, dobbiamo ricordarsi che siamo due donne, incapaci di tenere testa a degli uomini; e poi che siamo governate dai più forti e quindi è nostro dovere obbedire a questi ordini, e ad altri ancora più ingrati. Perciò io chiedo agli spiriti dei morti di perdonarmi in quanto subisco violenza; ma obbedirò a chi detiene il potere. Agire al di là dei propri limiti è assolutamente insensato.
Antigone: Non cercherò più il tuo aiuto e anche se in futuro ti deciderai ad agire, non gradirò la tua collaborazione. Resta pure quale vuoi essere: è bello per me morire in questa impresa. Cara a lui che mi è caro giacerò, per un santo crimine perché ben più a lungo dovrò essere cara ai morti che ai vivi. Laggiù infatti riposerò per sempre: ma, se credi, disonora ciò che fra gli dèi ha onore.
Ismene: Non è una questione di principi: semplicemente, non ho la forza di agire sfidando la città .
Antigone: Cerca pure dei pretesti: io andrò a cospargere di terra il fratello che amo.
Ismene: Ah, infelice, come tremo per te!
Antigone: Non darti pena per me: metti in salvo il tuo destino.
Ismene: Almeno non rivelare a nessuno il tuo piano, ma tienilo nascosto come farò io.
Antigone: No gridalo alto: tanto più mi sarai odiosa col tuo silenzio, se non lo proclamerai davanti a tutti.
Ismene: Tu hai un cuore ardente per un’azione agghiacciante.
Antigone: Ma so di piacere a quelli a cui è mio obbligo piacere.
Ismene: Certo, se ne avrai la possibilità , ma tu brami l’ impossibile.
Antigone: Bene, appena le forze mi manchranno desisterò.
Ismene: Ma in ogni caso non si dovrebbe tentare l’ impossibile.
Antigone: Se tu parlerai così io ti odierò e giustamente sarai in odio al defunto. Basta: lascia che io, con la mia dissennatezza affronti questo rischio. Almeno non mi toccherà una morte ignobile.
Ismene: E allora va’ se credi; ma sappi che fino in fondo cara ai tuoi cari sarai, anche se folle.
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